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..."Democratico"...cosa? Stampa E-mail
lunedì 29 gennaio 2007

Cara Redazione de Il Cantiere, seguo da un pò le vicende legate alla nascita del Partito Democratico e sono sempre più perplessa e sfiduciata. La visione di un vecchio film comico, Fantozzi, mi ha inopinatamente dato molto da pensare.

Il finale del vecchio film Fantozzi, correva l'anno 1975, visto adesso, ha un che di profetico. Erano gli anni del compromesso storico, ma il colloquio tra il Ragionier Fantozzi e il Direttore Megagalattico sembra scritto per l'oggi. Il Direttore spiega ad un attonito Fantozzi in eskimo, ormai convertito alla contestazione anche violenta, che lui ed il suo tartassato sottoposto, nonostante le apparenze, sono uguali ed hanno gli stessi interessi. "Non sono il tuo padrone" dice "ma il tuo datore di lavoro. Non sono un ricco fannullone: sono solo un benestante. I nostri interessi coincidono: dobbiamo riunirci intorno ad un tavolo e trovare una convergenza." "Ma ci vorranno mille anni" ribatte incredulo Fantozzi. "Forse", incalza il Direttore, "ma posso aspettare, IO". E in quell'IO è racchiuso il senso di tutto. Ed è questo il senso che gli attuali costruttori del Partito Democratico hanno perso o voluto perdere: l'operazione di vertice, che stanno portando a termine non appassiona e non può appassionare, perché è priva di contenuti ed evade le aspettative di quelli che non possono aspettare e che chiedono risposte ai problemi dell'oggi. Il contenitore ha la precedenza sul contenuto, perché di contenuti è bene non parlare, altrimenti salta il tavolo. Altrimenti si dovrebbe mettere in discussione tutto: creiamo una nuova formazione per fare cosa? Per governare, rispondono molti di loro. E per governare come? E poi chi pagherà le scelte fatte durante l'esperienza di governo, quelle richieste dal cosiddetto riformismo?

Un giovane neolaureato, che consegna pizze a domicilio anziché mettere a frutto anni di studio, non può appassionarsi alla vicenda. Per la stagista che scriveva ieri a Repubblica dicendo che da un anno lavora gratis per varie multinazionali l'operazione non ha significato. Ma non lo ha neppure per me, che un lavoro ce l'ho e forse, un giorno, avrò perfino una pensione!

Che significa "Partito Democratico"? E' un nome scelto per orecchiare l'omologo americano (sarebbe gravissimo, dato che con la nostra storia non mi pare che abbiamo bisogno di attingere così lontano per ispirarci), oppure vuol dire che si tratta di un partito che accetta le regole della democrazia (ma questo lo credevo scontato), oppure ancora che adotterà criteri di severa democrazia interna (ma anche questo principio, pur se mai attuato nella pratica, è sancito dall'articolo 49 della Carta Costituzionale e dovrebbe valere per tutte le formazioni politiche)?

E il termine "riformista" cosa significa? Lo si usa in contrapposizione a "rivoluzionario", oppure si intende qualche altra cosa? Fare le riforme o governare secondo un metodo riformista è ancora una volta una dizione priva di contenuto, se non la si integra con gli obiettivi che si vogliono raggiungere attraverso le riforme. Negli ultimi anni le riforme sono state sempre a svantaggio delle classi subalterne: basta pensare alle pensioni, al mercato del lavoro, alla privatizzazione e vendita di molte aziende. Non ne ricordo una che abbia avuto ricadute positive sulle fasce più deboli. Anche quella Universitaria ha favorito i "figli di", sia nella fase di apprendimento che in quella successiva di carriera.

E "laico", ammesso che il futuro PD voglia anche definirsi tale? A parte la filosofia e le discussioni semiologiche sul termine, cosa farà il nuovo partito quando si dovrà decidere su temi sensibili non solo eticamente, ma anche economicamente, come per esempio gli aiuti alle scuole cattoliche, l'8 per mille, l'esenzione ICI per gli immobili di proprietà della Chiesa?

Sono molto scettica e preoccupata. Il rischio dell'operazione è l'azzeramento della sinistra italiana nella sua forma organizzata e l'abbandono delle istanze di sinistra, che sono vivissime e in crescita anche a livello mondiale, a forme di protesta disorganizzata, spesso becera e sempre perdente.
vi ringrazio per l'attenzione
Emilia Giorgetti, Firenze
 
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