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Ustica: le dichiarazioni di Pellegrino e i silenzi di Cossiga Stampa E-mail
domenica 14 gennaio 2007

Mario Ciancarella – ex capitano dell'Aeronautica Italiana

A chi poteva competere la più squallida e sconcertante dichiarazione sulla vicenda stragista di Ustica, ed in singolare coincidenza con la sentenza della Cassazione, se non all’ineffabile Senatore Pellegrino?

Nella prefazione cui si è prestato per il libro del sen Manca, edito da Koine’, “Ustica, assoluzione dovuta giustizia mancata”, siamo costretti a riascoltare nuovamente la versione più vergognosa per la strage, e cioè quella “ipotesi bomba” che e’ stata da sempre pensata dagli ideatori del progetto stragista come unico “approdo alternato”, ad un eventuale esito negativo ed infausto (come poi e’ accaduto) della fase esecutiva, e che fu poi coltivata e costruita con assoluta determinazione attraverso ogni singolo atto di depistaggio, occultamento ed alterazione delle prove, diffusione di astute e false informazioni attraverso inconsapevoli operatori del settore, fino alla eliminazione fisica di scomodi e pericolosi testimoni, così come di complici ormai divenuti non più affidabili nella consegna all’omertà.

Il senatore infatti scrive, per corroborare l’ipotesi bomba a lui cara così come ai responsabili della strage: “A sorprendermi fu soprattutto l'atteggiamento dei fautori dell'ipotesi bellica, che consideravano minimalista l'ipotesi dell'esplosione interna al velivolo: e ciò benchè, almeno a me risultasse evidente il contrario, apparendomi oggettivamente più grave rispetto all'ipotesi di un casuale coinvolgimento del DC9 in un evento bellico, quella di una strage volontaria e quindi dolosa, che avrebbe accomunato la tragedia del Dc9 ai tanti attentati esplosivistici, che hanno funestato la storia italiana dal 1969 (Piazza Fontana) al 1984 (il treno di Natale)”.

Dopo aver dunque miseramente fallito (più o meno consapevolmente e volontariamente) nella funzione di cui era stato incaricato, e cioè di Presidente della “Commissione Parlamentare di indagine sul fenomeno terroristico e sulle cause della mancata individuazione dei responsabili di strage” egli si e’ autoproposto e nominato a svolgere, con saccenza e presuntuoso disprezzo di ogni evidenza, un ruolo di “giudice supplente”, trasformando la sua funzione in una rinnovata quanto improbabile sede processuale, in cui rinnovare i processi – senza dibattimento – e poter emanare le sue inappellabili “sentenze”, autoreferenziali ed immotivate, legate a sensazioni personalistiche, a valutazioni approssimative di fatti e circostanze, a conclusioni spudoratamente infondate e non suffragate da niente se dalla sua vanesia alterigia.

Valgano per tutte le sue considerazioni, verbalizzate in Commissione, sulla morte del M.llo Parisi, sul cui “suicidio”, egli afferma, non esserci dubbio (in sintonia, in questo caso, con la sentenza del giudice legittimo), in quanto “era nota la sua condizione di depressione psicologica”. Purtroppo nessuna rilevanza veniva data alla foro che ritraeva Parisii impiccato sì al ramo di un albero del suo giardino, ma un ramo così basso che il cadavere si presenta con le piante dei piedi ben appoggiate al suolo e le ginocchia addirittura flesse “forse per facilitare la esecuzione”. D’altra parte il giudice deputato alla indagine sembra avesse ritenuto di valutare che l’ematoma presente sulla nuca della vittima, andava attribuito di certo alla dinamica del suicidio. Il Parisi cioè, consapevole della insufficiente altezza del ramo, vi sarebbe salito sopra per lasciarsi poi andare nel vuoto, ed in questa fase avrebbe urtato con la nuca il ramo stesso svenendo di conseguenza, e di fatto rendendo così possibile quella “autoimpiccagione”.

Ma mentre si esibisce in questi esercizi e sentenze, che nessuno gli aveva richiesto e per cui non aveva ne’ mandato ne’ competenze (come egli stesso ci conferma in altre sue amene rivelazioni. V subito sotto), egli non dice neppure una sola parola sul perchè – se le conclusioni cui egli perviene sui vari fenomeni di strage sono davvero così evidenti e scontate, facili da interpretare – non si riesca allora a sapere comunque il motivo e la causa della mancata individuazione dei responsabili (esecutivi e dispositivi) di crimini di strage, e perchè non abbia ritenuto di sottoporre al dibattito Parlamento nemmeno una straccio di relazione sulle conclusioni cui era pervenuto relativamente ai compiti per cui era delegato.

La causa del fallimento risiede forse proprio in uomini simili al Senatore, comunque disponibili a chiudere gli occhi, tacitare le contraddizioni e il dissenso, falsare la verità (più o meno consapevolmente) solo per assecondare e compiacere quei poteri occulti e certamente “indicibili” - ma comunque sempre facilmente individuabili, se solo si volesse farlo e non si pretendesse di uccidere la Verità e soffocare la Giustizia, chiudendo perentoriamente le circostanze storiche con la stessa arroganza e presunzione di qualsiasi aspirante dittatore – che gesticono le peggiori vicende di corruzione e di violenza.

Egli infatti, nella prefazione al libro di De Lutiis “Il lato oscuro del potere”, scriveva di sè (ed il brano, pur virgolettato, e’ riportato qui a memoria, sebbene con buona approssimazione): “Quando nell’estate del 1994 i Presidenti della Camera e del Senato mi nominarono Presidente della Commissione, io delle stragi non conoscevo assolutamente nulla, perchè la mia attività professionale e parlamentare non mi aveva mai portato a confrontarmi con esse. [Ora ditemi voi, in quale paese o galassia era vissuto, fino a quel giorno un avvocato e parlamentare italiano per non aver mai dovuto misurarsi o ritenuto di doverlo fare, con i “misteri d’Italia”?] Ero convinto che esse fossero soggette a quegli arcanum del potere che le rendevano impenetrabili ed in districabili. Ma entrato in Libreria ne uscii con un tesoretto di volumi sull’argomento, dalla cui lettura trassi invece il rinnovato convincimento che la loro interpretazione fosse ancora possibile”.

Accanto allo straparlare di cotanto personaggio, che Cossiga definì “Uomo d’onore”, in una delle sue audizioni in Commissione, stride invece proprio il silenzio preoccupante, se non imbarazzante il senatore presidente emerito della Repubblica onorevole Francesco Cossiga.

Egli, così impegnato a denunciare per responsabilità omicide il medico che ha aiutato Welby a realizzare il suo desiderio, la sua richiesta ed il suo diritto di essere liberato dalla sua “nonvita”, tace su Ustica, dove ad 81 Cittadini fu negato invece il diritto e la aspirazione a continuare a viverla pienamente, la loro vita. Ma forse si tratta di evitare di riaprire piaghe su cui potrebbero essere indagate le sue personali responsabilità direttive, organizzative e disponesti su quella strage scellerata.

Lui che aborrisce e vilipende i giudici di Milano perchè essi lo offendono, nella sua “fedeltà atlantica”, che si traduce in aperto e totale asservimento ai desiderata del dominus statunitense, per la loro determinazione a non consentire a nessuno, e tanto meno ad agenti stranieri, di violare i Diritti Fondamentali ed inalienabili che la nostra Costituzione riconosce e garantisce ad ogni Persona Umana, e’ lo stesso che qualificando come “un giudice ragazzino cui non affiderei neppure la responsabilità della resede della mia casa di campagna” un magistrato (il giudice Livatino) impegnato nella lotta alla Mafia, lo consegnò di fatto ai suoi sicari, certi della impunità garantita dalla Politica. Oggi invece tace, forse per non far emergere la sua propensione a consegnare ai carnefici Abu Omar come già consegnò agli esecutori materiali le vittime della strage di Ustica.

Dunque due personaggi, i nostri ineffabili senatori, di fronte alle cui prese di posizione dovremmo indignarci addirittura più che contro gli esecutori delle stragi, poichè essi avevano ruolo e poteri per evitarle quelle azioni stragiste o per disgelarne le ragioni profonde, ma ne hanno usato solo per servire i progetti dei poteri più truci e rassicurarli nelle loro aspettative di impunità, per qualsiasi nefandezza essi volessero compiere ed abbiano compiuto sul nostro territorio e nella nostra storia, per il puro ed esclusivo interesse proprio.

E fa male e preoccupa il clamoroso silenzio di quelle formazioni di Governo che hanno allevato nel proprio seno simili personaggi, capaci si servire, per puri scopi di quel “potere relativo” che viene attribuito dall’Impero ai propri “re-clienti”, qualsiasi padrone ne richieda i servigi, ma incapaci e non disponibili a servire il Popolo.
 
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