11.09.06

Permalink 04:45:53, Categorie: Economia, 402 parole   Italian (IT)

UNA RETE per lo sviluppo del paese

a firma de il Cantiere - Emilia Romagna, una proposta che vorremmo i nostri associati, simpatizzanti e lettori commentassero e discutessero: l'istituzione di una Rete Unica Nazionale e Pubblica nelle Telecomunicazioni:

Ormai dopo quasi venti anni di retorica salvifica delle liberalizzazioni nelle Telecomunicazioni,(trasmissione di dati in voce-telefonia-, video, internet) potrebbe essere il tempo di fare un bilancio serio e realistico e magari prendere qualche decisione paradossalmente innovativa.

E' sotto gli occhi di tutti il fatto che:

1. non si è ravvisato alcun significativo abbassamento delle tariffe;

2. non si è ravvisato alcuna significativo miglioramento del servizio . anzi;

3. non si intravedono livelli di eccelenza del'Italia nei servizi sia a livello quantitativo che qualitativo che sull'innovazione, rispetto agli altri paesi con livelli di sviluppo confrontabili

4. dopo un'iniziale "fuoco di paglia" l'occupazione nel settore è ritornata ai livelli precedenti, aumentando spropositatamente la percentuale di lavoro precario cronico;

5. di fatto, lo storico ex. monopolista (telecom) è ancora troppo dominante per favorire un reale libero e virtuoso mercato;

6. pur essendo, l'ex. Monopolista, chiaramente dominante, risulta evidente la sua difficoltà ad essere, per lo meno, trainante per il settore, visto l'enorme ammontare del debito accumulato (ricordiamoci bene anche per il finto mercato sbandierato e poi guidato in maniera "pedagogica" dai vari governi succedutisi) che ne limita drammaticamente gli investimenti.

Avere UNA RETE unica e pubblica a disposizione di tutti, con regole e parametri di indirizzo e controllo agganciati solidamente a concetti di pari opportunità per tutti gli operatori ed in grado di essere finalmente la linea ad alta velocità sulla quale far correre un pezzo consistente delle possibilità future di sviluppo del nostro paese.

Non si tratta cioè di fare passi indietro sul percorso delle liberalizzazioni ma di:

1. ridurre gli sprechi, ottimizzando le tante reti sovrapposte (operatori, Regioni, Comuni, Aziende Municipalizzate, Enti, ecc.) nessuna delle quali in grado di agire da volano positivo per lo sviluppo di questo settore notoriamente strategico per ogni paese che voglia accettare le sfide mondiali e globali dell'innovazione;

2. fornire, finalmente, pari opportunità a tutti gli operatori del settore che a quel punto potrebbero veicolare gli investimenti sull'innovazione, la ricerca e lo sviluppo, facendosi, perciò concorrenza sulle reali capacità e non sulle rendite di posizione o sulla sola riduzione dei costi a scapito della qualità dei servizi e del loro sviluppo.

Non è, per l'Italia, più il momento di fare operazioni di immagine; è il momento di agire con fatti concreti che impattino, sul sistema, in maniera positiva ed in tempi, brevi.

23.06.06

Permalink 03:41:39, Categorie: Politica, 423 parole   Italian (IT)

IL PARTITO DEMOCRATICO: LA NUOVA ARABA FENICE.

di Achille Occhetto.

Si parla molto di partito democratico. Anzi, si può dire che tutti ne parlano, ma nessuno sa che cosa è esattamente. Proprio come per l'araba fenice.

Come credo si sappia, io non ho alcuna avversione per i processi di unificazione delle forze politiche, e non nutro alcuna forma di preclusione di principio, o ideologica, nemmeno per il partito democratico.
Ho invece una netta avversione per le prese in giro, alle quali, purtroppo si prestano ancora alcuni "ulivisti" in buona fede.
La principale presa in giro consiste nella circostanza che a parlare della necessità di unire i diversi riformismi della realtà politica e culturale del nostro paese sono proprio coloro che subito dopo le recenti elezioni politiche hanno dato spettacolo contendendosi il campo fino all' ultimo sottosegretario, anche a costo di usare vecchie differenziazioni ideologiche al solo scopo di mantenere o rafforzare le proprie postazioni in termini di posti o di sfere di influenza.

La presa in giro si manifesta in tutta la sua più clamorosa sfacciataggine quando di fronte alla proposta di una candidatura ad Amato si dichiara candidamente: "lui non é dei nostri". Ma come, non eravamo diventati tutti socialisti? E se Amato non é dei loro, con chi lo fanno il partito democratico?

Questi episodi ed altri ancora rivelano la natura dell'errore di partenza che si è compiuto fin da quando é stata avanzata la proposta stessa della formazione di un partito democratico. L' errore di aver preso le mosse dal contenitore invece che dai contenuti; l'errore di non aver cercato di muoversi in stretto legame con la società civile, e di aver impostato tutta la questione in termini di ristretta fusione di vertice, per altro fino ad ora mal riuscita se si tiene conto della crescente conflittualità che domina i due fondamentali apparati burocratici che dovrebbero fondersi.

E ultimamente siamo arrivati al colmo che invece di aprire un grande processo di consultazione e di ricerca di massa si é dato vita ad una ristretta cabina di regia tutta interna alla nomenclatura di partito.
Una strada questa che invece di correggere uno dei mali fondamentali dell'attuale situazione politica, che consiste nell'essere essa dominata da una partitocrazia senza partiti, la aggrava all'ennesima potenza.

Si illudono gli ulivisti ingenui che condividono queste nostre critiche, ma pensano di poterle fare valere dall'interno e aderendo all'attuale proposta di partito democratico.

La strada da seguire é un'altra: é quella della Costituente delle idee, da noi del Cantiere proposta da tempo e per la quale prepareremo, per l'inizio di autunno, una grande e significativa iniziativa. Ma di questo parleremo la prossima volta.

30.05.06

Permalink 08:35:26, Categorie: Politica, 357 parole   Italian (IT)

Lettera aperta al Consiglio d’Europa.

di Antonio Tabucchi

Da qualche tempo a questa parte un ministro di uno Stato che non appartiene alla Comunità Europea ma che è geograficamente incuneato nell’Europa come un’enclave, sta pesantemente interferendo negli affari interni della Comunità sulle basi e sui valori che ne reggono i fondamenti e la Carta comune. Il ministro in questione, perché sostanzialmente questa è la sua carica, è il cardinal Camillo Ruini, dello Stato Vaticano, che oltre ad essere come dicevo Stato extra europeo, è anche Stato teocratico, essendone a capo un vescovo superiore, con funzioni di sommo sacerdote, la cui parola, a detta delle norme in vigore presso quello Stato, discenderebbe direttamente da Dio. Il che costituisce affermazione e posizione politicamente assai inquietante.

Gli interventi di tale ministro in favore di una famiglia fondata esclusivamente sul matrimonio, sul ripudio delle unioni civili, sulla condanna dell’ omosessualità, dell’interruzione di gravidanza e della fecondazione assistita, contrastano profondamente con i principi posti dall’Unione Europea a tutela dei diritti del cittadino. Principi che motivarono l’esclusione dell’onorevole Rocco Bottiglione, acceso sostenitore delle medesime convinzioni vaticane, dalla nomina a Commissario europeo. Per l’ampia diffusione di cui la propaganda dello Stato Vaticano gode presso i mezzi di comunicazione italiani, in special modo la Rai, televisione di Stato, tali interventi, confermati recentemente dal capo supremo di quello Stato, papa Ratzinger, si configurano come una vera e propria interferenza negli affari interni dell’Unione Europea.

Con questa mia lettera aperta invito pertanto l’Unione Europea, attraverso i suoi appositi organi politici e diplomatici a una ferma presa di posizione contro pressioni teocratiche ingiustificabili che possono turbare non solo le coscienze laiche dei cittadini che si riconoscono nelle regole della Comunità e non in quelle di uno Stato teocratico, ma soprattutto possono contribuire a nuocere profondamente ai principi fondamentali sui quali la nostra Comunità Europea si regge.

Se sappiamo per gli sciagurati avvenimenti di questi ultimi anni quanto pericolosa possa essere l’influenza di idee religiose sugli orientamenti politici di Stati che non appartengono all’Europa, a maggior ragione è necessario impedire che ogni tipo di pressione religiosa possa prendere piede nel nostro continente.

Fiduciosamente e con cordialità

Antonio Tabucchi

19.05.06

Permalink 14:29:08, Categorie: Politica, 795 parole   Italian (IT)

Calciopoli & Tangentopoli

di Gianni Barbacetto

Gli italiani hanno ricominciato a discutere di corruzione. Con la stessa passione che li infiammava più di dieci anni fa. È il calcio a risvegliare il mostro. Sono arrivate su tutti i giornali le intercettazioni telefoniche di Luciano Moggi e dei furbetti del calcettino: partite comprate e vendute. Anzi, peggio: l’intero sistema del grande calcio italiano – calciatori, amministratori, tecnici, designatori, arbitri… – dentro una grande, incredibile combine. Scoperta grazie alle intercettazioni telefoniche da alcuni magistrati, tra cui Raffaele Guariniello: juventino, ha messo ancora una volta sotto torchio la Juve (alla faccia dei giudici di parte!).

Scatta immediata l’indignazione, perché il pallone è una cosa seria, e qui ci sono in ballo scudetti rubati. Poi arriva la riflessione: ma attenzione, questa vicenda è come Tangentopoli. Un sistema di corruzione, pervasivo e scientifico. Appunto. E a questo punto scattano le ipocrisie.
Possiamo catalogare almeno quattro diversi atteggiamenti a proposito dei rapporti Calciopoli/Tangentopoli.

1. C’è chi, come Sergio Romano, parlando di Calciopoli (Corriere della sera, 14 maggio), approfitta per tirare un calcio negli stinchi a Tangentopoli. I soliti luoghi comuni, per carità, niente di nuovo, le solite balle che a forza di essere ripetute diventano vere: i magistrati allora ebbero una reazione “a dir poco anomala”, “s’impadronirono del circuito mediatico e lo alimentarono con fughe, interviste, indiscrezioni”, “cominciarono a contendersi la materia delle indagini”, “si abituarono a vivere nel cerchio di luce dei riflettori e dettero l’impressione di amare il loro nuovo ruolo”. Insomma, Mani pulite fu una “libera uscita” a cui bisognava subito porre termine, rientrando nella compostezza precedente. Cioè nel bel mondo della corruzione impunita.
Come al solito: invece di guardare la luna si guarda il dito che la indica, si rimprovera al termometro, questo inguaribile malato di protagonismo, di segnalare la febbre.
Sergio Romano fa di più: siccome con Calciopoli i magistrati stanno ripercorrendo le strade di Tangentopoli, si appella al Csm, perché bacchetti subito i magistrati che hanno il torto di aver scoperto le schifezze di Moggi e soci. Li blocchino.

2. Ci sono altri che, invece, da tifosi, non se la sentono – questa volta – di attaccare i magistrati che inguaiano soprattutto la grande avversaria bianconera. Così Paolo Liguori – ultragarantista e supernemico dei magistrati versante Tangentopoli, ma anche romanista sfegatato ¬– s’improvvisa “giustizialista” versante Calciopoli. S’inventa una politica del doppio forno: abbasso i magistrati che indagano i politici, evviva i giudici sportivi che indagano su Moggi e compagni. “Del fronte penale onestamente non me ne frega niente. Ma se leggo le intercettazioni di Moggi penso che alla giustizia sportiva non serva altro per agire”, dice Liguori.

Appunto. Da anni Piercamillo Davigo lo va ripetendo: “Se scopro un mio invitato che esce da casa mia con l’argenteria in tasca, non aspetto la sentenza della Cassazione per non invitarlo più” . Quante volte abbiamo ripetuto che c’è il piano penale, quello dei processi, ma prima c’è quello morale e politico, dell’opportunità, che fa escludere dalla politica chi ruba o se la fa con la mafia (vedi Giulio Andreotti) anche a prescindere dalle sentenze?

3. Poi ci sono gli juventini senza se e senza ma. Giampiero Mughini, per esempio: il caso Moggi è uguale al caso Craxi. È vero, fatte le debite proporzioni. Ma Mughini lo afferma per assolvere entrambi: due eroi italiani.

4. Infine, c’è la tendenza Ferrara. Giuliano Ferrara assolve Moggi non in quanto juventino, ma in quanto intrallazzatore. Sì, gli piacciono i mascalzoni, a cui ha dedicato, qualche tempo fa, una serie di articoli sul Foglio. Utilizzando come al solito il metodo dei Sofisti, con il quale si diverte a sostenere ogni causa (ma potrebbe sostenere anche il contrario), Ferrara si scaglia contro il “nuovo processo al sistema”, la “storia che si ripete come farsa”, il “disegno inintelligente di chi vuole per pura ipocrisia che gli sia descritto un mondo senza stalle, senza stallieri e senza cacca”. A Ferrara, si sa, la cacca piace. E gli stallieri pure (pensava a Vittorio Mangano, il fattore di Arcore?). Dunque gli piace il fango emerso nel calcio italiano. Ripete che tanto nessuno è pulito (ma parli per sé) e stigmatizza il “giacobinismo pallonaro che potrebbe portare alla morte del calcio, come quello giudiziario che ha portato alla morte della politica e alla sua sostituzione con la goffa caricatura dei nostri anni” (ma allora è una goffa caricatura anche Silvio Berlusconi?). La Juve ruba partite e scudetti? Ma “resta una necessità. Così come resta necessaria la politica, sebbene la si sia avvilita all’esercizio di una banda di ladri per moralismo autoassolutorio, sepolcro imbiancato”. Per finire inneggiando al machiavellismo da stadio espresso da “un povero ma onesto striscione: Il fine giustifica i mezzi”. Così si diverte Ferrara, a spese di chi paga le tasse.

E così i campioni d’Italia non perdono l’occasione: scrivere di Calciopoli per massacrare Mani pulite.

11.05.06

Permalink 12:31:43, Categorie: Economia, 431 parole   Italian (IT)

Benevenuti a Moggiopoli

di Oliviero Beha

Ebbene sì, più passano i giorni e gli avvisi di garanzia e più pare appropriato rifarsi a Tangentopoli per capire il sisma calcistico. Potremmo chiamarla “Piedi puliti”, ma a parte la mancanza di fantasia, sono costretto a ricordare qui che la formula uscì già nel ’93, quando in risalto cubitale le cronache avevano il caso Lentini, quel galantuomo di Borsano, i fondi neri del pallone ecc. Tutto dimenticato? Naturalmente, per vivere bene - dicono i saggi - ci vuole cattiva memoria e buona salute. Ma insomma, già all’epoca da “Mani pulite” al pallone il passo era stato breve. E senza esito, a quanto pare. E infatti che l’esito di Tangentopoli sia complessivamente l’Italia di oggi, extracalcistica e intracalcistica, fa rabbrividire, ne convengo. Ma è colpa dei giudici, è sempre colpa dei giudici? Nel paragone tra quella Tangentopoli, di Mario Chiesa, Craxi ecc. ma anche di Di Pietro, Borrelli ecc., e questa Tangentopoli rotonda, il riferimento ai giudici e alla giustizia sembra indispensabile, per notare le differenze e cercare di diradare la polvere.

Una polvere che ha permesso all’arbitro De Santis, il nostro candidato primo per fischiare ai Mondiali di Germania, di stigmatizzare sui giornali di ieri “il massacro cui ci state sottoponendo”, lo stesso De Santis sui giornali di oggi dentro fino al collo nell’inchiesta penale. Una polvere che ha permesso a una parte degli addetti ai lavori di celebrare il coraggio di Carraro, dimissionario a quanto pare non irrevocabile dalla presidenza della Federcalcio, che ha detto “non ci sto a fare il piccione”: peccato che nessuno rimarchi che è da trent’anni dall’altra parte della carabina…. E il giorno dopo le dimissioni venga fuori che è indagata la figlia di Geronzi, cfr. la Gea, in altra società con il figlio di Carraro. Prosapie che si intendono, evidentemente.
E il discorso diacronico è appunto quello decisivo: fa male a (quasi) tutti, lo so, ma è decisivo.

Come per la Tangentopoli di Mario Chiesa, così qui il marciume è stato prima artigianale e solo dopo,nel tempo, si è industrializzato, abbassando la soglia dell’etica e alzando quella dello schifo. Non sto qui a tracciarne l’albero genealogico, ma i tanti soldi del “calcio-spettacolo”, di Berlusconi, Cragnotti e c. e ora la recessione economica spiegano benissimo questo processo di degenerazione. E gli addetti ai lavori sapevano, anche se non volevano sapere. Oppure erano rimbambiti dal pathos calcistico. Non c’è una terza chiave di lettura, ma casomai in certi casi una zona grigia tra le due. E vale per tutti i frequentatori degli stadi,dalle tribune autorità a scalare, sulla pelle del tifoso/spettatore/telespettatore.

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